Carta della Città di Terni
Gianluca Rovito - Febbraio 25, 2019
Terni
FAMI 2014-2020
Progetto D.E.E.P.
Azione 4 – REALIZZAZIONE DI AZIONI DI COMMUNITY ENVOLVEMENT
CON IL COINVOLGIMENTO DELLE ASSOCIAZIONI DI MIGRANTI E DEI CITTADINI IMMIGRATI
1 4.2 – realizzazione partecipata di una carta delle città di Perugia e Terni.
Per la carta di Terni:
Manila Cruciani _ Coopsociale ACTL – Terni
manilacruciani@yahoo.it
340 3458209
Manila Cruciani _ Nulla due volte accade

Nulla due volte accade. Né accadrà.
Per tal ragione nasciamo senza esperienza, moriamo senza assuefazione.
Wislawa Szymborska _ Nulla due volte
La carta di Terni è una operazione di riscrittura – evidentemente parziale – della biografia della città e l’affermazione del diritto alla propria e altrui biografia culturale.
- E’ il tentativo di riflettere e descrivere, in forma narrata e narrativa, il carattere transizionale e trasformativo e la dimensione interculturale della città nei suoi risvolti sociali e relazionali, restituendo un patrimonio comune a tutte le cittadine e a tutti i cittadini, nativi e migranti.
- La carta è stata realizzata, nell’ambito della azione 4.2 di community envolvement, attraverso un processo di acquisizione, scambio e convergenza di competenze tra i soggetti portatori di interesse partecipativo – Coopsociale ACTL e Consorzio ABN, partner di progetto, e i community reporter selezionati e formati all’interno della azione 4.1 – e uno di community mapping e community conversations, a cura degli stessi soggetti, per disegnare un atlante urbano audiovisivo di geografia umana e il suo alfabeto di saperi.
- Con la narrazione accade qualcosa di simile ad un prodigio e la voce e il gesto compiuto da uno assumono rilievo collettivo.
- La modalità narrativa è strategia, civile e lungimirante: riscrive la nostra rete di senso, crea vincoli umanizzanti, riordina la mappa della nostra quotidianità, abitata da altri ridotti a un fatto demografico, economico, di ordine pubblico, e traccia, a noi e a loro, un nuovo profilo.
- Dopo l’incontro con qualcuno e qualcosa che non è possibile ridurre totalmente a se stessi, non si resta uguali e ci si ritrova impegnati in un compito di organizzazione del sovrappiù di conoscenza e delle impressioni relative al modo tutto personale di fare esperienza e di stare al mondo.
- Le parole si tengono in prossimità delle cose e quello che raccontano sono essenzialmente ristrutturazioni, la continua riformulazione della realtà, individuale e sociale.

Sarebbe buona regola sapere quando qualcuno ti dà il benvenuto pensandolo sul serio.
Elif Shafak, La casa dei quattro venti
- Gli itinerari percorsi, le istantanee raccolte hanno l’ambizione di veicolare messaggi, vocazioni, aspirazioni e stili di vita; di essere contenitori, più che contenuti, di differenziazione fertile; di ispirare seminari creativi di convivenza e sentimenti autentici di partecipazione.
Noi abbiamo prestato attenzione ai luoghi, agli spazi esistenziali e alle persone nuove che li abitano, li cambiano e, perciò, li rinnovano, in una metaprospettiva foriera di metaidentità, e abbiamo tracciato una introduzione a una grammatica e a una pratica di cura della relazione: lo abbiamo fatto anche attraverso un approccio al patrimonio museale della città, in particolare a quello archeologico, che, finalizzato a conservare e comunicare idee e concezioni di vita distanti nel tempo, è perfettamente aderente alla necessità della società contemporanea di adottare il registro dell’incontro e della dialogicità con l’altro da sé..

Ricordo a Londra il dolore, direi anche le lagrime che gli antichi marmi greci versavano dalle loro più intime ferite: marmi scoloriti, anemici e doloranti come certi immigrati per fame o certi schiavi rubati al proprio paese solare per morire di non luce in terra straniera.
Giurai di non vedere più quelle pietre martoriate, e ho mantenuto la promessa, come una preghiera
a che “loro” potessero alfine trovare la via del ritorno.
Goliarda Sapienza _ Il vizio di parlare a me stessa
Complici di tutta la nostra operazione alcuni estratti di letteratura, che ha una autorità penetrante sulle nostre coscienze perché foggia le espressioni e i gesti che assumiamo e ha una virtù educativa, quella di porre un interrogativo sul significato della vita.

Mi dava un senso di calma pensare che quei libri erano sopravvissuti
a guerre, rivoluzioni, carestie,
che erano lì da molto prima di noi e sarebbero rimasti dopo di noi.
“Io non morirò” diceva Firdusi “quei semi che ho seminato,
salveranno il mio nome e la mia reputazione dall’oblio”.
Così, i romanzi di George Eliot, Jane Austen, Flaubert e Tolstoj
divennero un modo per educare il nostro bisogno di democrazia.
Tom Jones ci insegnava il valore dell’umorismo, Tristram Shandy quello dell’ironia,
e ogni romanzo che leggevamo ci offriva una riflessione sulle nostre scelte etiche, sulle nostre responsabilità individuali.
Ogni romanzo sembrava alludere, in modo profondo, insistente, alla nostra realtà.
Azar Nafisi, Le cose che non ho detto
A integrazione del materiale prodotto vi proponiamo la lettura e la visione di …
– Terni, biografia di una città, il volto di un capoluogo che ha cambiato faccia
– un articolo di Massimo D’Antonio, giornalista e sociologo, responsabile della comunicazione interna e della mediazione interculturale della USL Umbria 2
Vivere una sola vita in una sola città in un solo Paese in un solo universo vivere in un solo mondo è prigione. Amare un solo amico, un solo padre, una sola madre, una sola famiglia amare una sola persona è prigione. Conoscere una sola lingua, un solo lavoro, un solo costume, una sola civiltà conoscere una sola logica è prigione. Avere un solo corpo, un solo pensiero, una sola conoscenza, una sola essenza avere un solo essere è prigione.
Ndjock Ngana _ Prigione
– Cinque stelle d’argento
– Presentazioni e storie personali, che ci piacerebbe far crescere per aggiungere qualcosa alla conoscenza del mondo

Cinque stelle d’argento caddero dal cielo.
Una è per me, perché ho scritto queste storie.
La seconda è per te, perché le hai lette.
La terza è per tutti i narratori che mi hanno fatto conoscere queste storie.
E la quarta è per tutti i narratori che hanno raccontato ai miei narratori le loro storie,
una stirpe che risale alle nebbie dei tempi più antichi.
La quinta è per tutti voi che tramanderete, a modo vostro, queste storie a qualcun altro.
Quando trasmettete una storia,
dandole la vostra forma,
voi aggiungete qualcosa alla conoscenza del mondo
e confermate la vostra creatività immortale.
Nick Owen _ Le parole portano lontano
– una sintesi di alcuni progetti di educazione interculturale nati a Terni, in questi anni, dalla collaborazione di bct-biblioteca comunale terni con alcuni partner locali, tra cui il sistema museale e i servizi sociali.

A est e ovest, sopra e sotto
l’equatore, un assoluto
silenzio sparso come semi,
ma in ogni seme nero
la gente vive.
Forse comuni e improvvise rovine
sono assenti in questo quadro.
I confini si intravedono appena,
quasi esitanti – esserci o non esserci?
Amo le mappe perché dicono bugie.
Perché sbarrano il passo a verità aggressive.
Perché con indulgenza e buon umore
sul tavolo mi dispongono un mondo
che non è di questo mondo.
Wislawa Szymborska _ La mappa
– Da ogni parte egualmente si può volgere lo sguardo al cielo
– il video documentario, a cura di Manila Cruciani, con la regia di Andrea Sbarretti, in collaborazione con l’Associazione Culturale Fiore Blu – impegnata nella valorizzazione della cultura rumena a Terni -, con Viorel Boldis – autore di racconti e poesie – e con il gruppo di lettura Ad alta voce, già protagonista di alcune performance locali, trasforma l’area archeologica di Carsulae in una quinta scenografica di rappresentazione di un dialogo ideale tra la letteratura latina e quella rumena “migrante” della contemporaneità ed è una testimonianza e un contributo alla costruzione di identità fluide, alla promozione di un senso di prossimità verso tutti e un tentativo di formazione di una cittadinanza attiva e democratica.

Intrepido in questi tempi scavo
nel midollo legnoso e concavo
del pino risucchiato dai lontani lidi.
Mi spando il pensiero e m’accuccio nei suoi nascosti nidi fra i rami.
Mi sbuccio dei ricordi e dei letami,
ignudo il sentimento lo espongo lasciandolo in preda agli infami.
Propongo una vita insolente,
vissuta qua e là tra i rimpianti e gli amori incompiuti;
fetente pare l’ombra riemersa dai rifiuti.
M’invecchio rovistando tra le foto,
mi copro con liscose e imbrunite pigne, ubriacandomi
pensando alle vigne dei contadini ormai dimenticati.
M’innamoro senza far l’amore, racchiudo in me stesso tutti i fatti,
la gioia, i misteri, il dolore,
ignaro che il domani imminente si sazia in eterno col tempo di ieri.
Eppur essendo stanco e insieme pigro,
mi sbuccio dei ricordi e mi smigro.
Viorel Boldis, Smigration

Perciò, di buon animo e fieri, affrettiamoci con passo fermo dovunque la sorte ci spinga. Percorriamo tutta la terra, non vi sarà nessun esilio; infatti al mondo non c’è luogo che sia straniero all’uomo. Da ogni parte, egualmente, si può volgere lo sguardo al cielo; la distanza che separa l’uomo da Dio è sempre la stessa. Per questo, purché i miei occhi non siano privati di quello spettacolo di cui sono insaziabili, purché mi sia consentito di guardare il sole e la luna, purché io possa fissare gli altri astri e studiarne il sorgere e il tramontare, le loro distanze e le cause del loro moto, ora più veloce ora più lento, e ammirare le tante stelle che brillano nella notte, alcune immobili altre che si spostano, non però nello spazio infinito ma in un’orbita che si sono tracciata, altre ancora che spuntano all’improvviso, altre che quasi abbagliano in un guizzo di fiamma e sembra che cadano o che, per un lungo tratto di cielo, passano oltre con una gran luce, purché io possa contemplare tutto questo e, per quanto sia lecito a un uomo, partecipare alla vita del cielo, purché l’animo mio che tende alle cose a lui affini sia sempre rivolto al cielo,
che cosa mi importa quale terra io calpesti?
Seneca, Consolatio ad Helviam