Racconto di una serata all’Urban con Franco126
Roberto Bondi - Marzo 18, 2019
Sabato sera siamo stati all’Urban di Perugia per ascoltare il live di Franco126 che sta portando in giro per il Paese il suo primo disco “Stanza Singola”
Essendo stato un mese fa al concerto dei Colle der Fomento, potrei fare una miriade di paragoni, ma preferisco concentrarmi su due aspetti principali che mi sono rimasti impressi dopo questo concerto: uno è la staticità; l’altro è l’atteggiamento del giovane pubblico. Staticità nel senso che, rispetto alla frenesia e all’agitazione con cui Danno e Masito si muovevano da una parte all’altra del palco, il nostro caro Franco 126 ha preferito rimanere molto spesso immobile davanti al microfono. D’altronde il cantante romano nel suo nuovo “Stanza Singola” – l’album pubblicato lo scorso gennaio – preferisce un’atmosfera intima e confidenziale, invitandoci all’ascolto dei suoi problemi e delle sue delusioni tramite il lamento di quel cuore infranto che ha portato il cantautore romano a scrivere bellissime canzoni d’amore.
Ridurre Franco126 a un romanticone è eccessivo; i suoi brani sono sempre ricoperti da un sottile strato di malinconia e nostalgia, che portano anche l’ascoltatore più insensibile alle questioni di cuore ad immedesimarsi nelle diverse situazioni descritte dal cantautore (come in “Solo Guai” o in “Sempre in due”). Rispetto alla scena trap che sta dilagando in Italia, lo stesso Franco ci fa notare il suo rifiuto verso ogni forma di autocelebrazione, preferendo parlare di un malumore costante che si sposa meglio con il suo timbro.

Nella sala si è sentita parecchio questa intimità, che ha raggiunto il culmine con il brano “Parole Crociate”, dove si sono spente tutte le luci e gli spettatori hanno alzato accendini e cellulari per potersi sfogare insieme al cantante e urlare che “lei sa di birra e occasioni sprecate, di ultimi giorni d’estate passate a fumare senza nessuno da aspettare”.
Ora però passiamo all’altro aspetto. Nello scrivere il live report per la serata dei Colle, ho detto che mi sentivo a mio agio nonostante ci fosse gente molto più grande di me, che magari ascoltava il gruppo romano da più di vent’anni. Questa volta invece c’era gente più o meno della mia stessa età – 22 – ma, invece di essere più tranquillo, ho provato una vaga sensazione di disagio. Ho avuto come l’impressione che per molti dei ragazzi e delle ragazze presenti in sala l’importante era solo l’esserci, fregendosene dell’ascolto del concerto. Per esempio il ragazzo accanto a me, per ogni brano della scaletta, ha fatto una storia su Instagram, ignorando le proteste di quelli dietro che continuavano ad urlare “mettete giù i cellulari”.

Per non cadere nello stereotipo del vecchio che critica i più giovani (anche perché, ripeto, erano ragazzi della mia età), l’unico consiglio che posso dare è di posare i cellulari, chiudere gli occhi, e concentrarsi sulle emozioni che può dare una canzone, senza dover dimostrare niente a nessuno. Quelle sensazioni (sì!) rimangono impresse, a differenza delle storie su Instagram.
Detto questo, sono rimasto piacevolmente sorpreso dal complesso strumentale che Franco126 ha deciso di portare con sé (due chitarre, basso, batteria e tastiere), dando così una base solida e genuina alla sua voce («l’autotune me lo sono scordato a casa», scherza). Vorrei aggiungere una nota di merito a chi ha aperto il concerto: il giovane rapper di Assisi Bibo, che è stato capace di scaldare la folla e di farci entrare nel mood giusto con le sue canzoni struggenti (chi ti ha spezzato il cuore, Bibo?), aiutato anche dal rapper bastiolo Grace nel brano “Fino al vomito”.
Visita la sezione live report del Magazine di Radio Cult o leggi altri articoli dall’archivio del nostro Roberto Bondi.