SkyTigers – Red City Radio | RECENSIONE

- Aprile 9, 2018

Quante volte vi è capitato di figurarvi qualcuno sentendone la sola voce? Beh, il cantante dei RCR rispecchia perfettamente la vostra immaginazione: una montagna umana, con la faccia da amicone e dei magnifici baffi. Uno così non può smettere di credere in quello che fa, sarebbe proprio una contraddizione nei confronti della sua fisionomia. E infatti, non si può dire che il nuovo EP  dei Red City Radio “SkyTigers”, uscito il mese scorso per Red Scare Industries, manchi di convinzione.

Cinque tracce: a mio avviso la durata giusta per apprezzare la sonorità della band di Oklahoma City che strizza l’occhio al genere orgcore. Compatto quanto basta per porci l’adeguata attenzione, senza trovarsi all’undicesima traccia con la mente che distrattamente si trova a riflettere su cosa offre il frigo per cena.
Nonostante si senta molto la mancanza del co-vocalist Paul Pendlay, uscito dalla band nel 2014, in questo EP il cantante Garrett Dale riesce a farci essere meno nostalgici dei tempi che furono.

Se la prima traccia “If You Want Blood – Be My Guest” ci rimanda alle trame sonore più spontanee e ritmicamente sostenute di “The Dangers Of Standing Still” del  2011, già dal secondo pezzo le intenzioni della band iniziano a palesarsi e le reminiscenze iniziano a sfumare.
Perfetto per strade lunghe direzione mare, “I’ll Still Be Around”, richiama a tratti l’intensità tipica degli ultimi Hot Water Music. I ritmi frenetici della batteria iniziano ad annebbiarsi e le chitarre trovano già da questa traccia il palcoscenico adatto per un protagonismo indiscusso.
Si continua con “In the Shadows” che ci trasporta in un mondo folk fin dalle prime note e la voce potente e incisiva di Dale non può non catturarci.

Unica grande, grandissima, pecca?! Gli inserti virtuosi verso la metà del pezzo che fanno un po’ (ma nemmeno troppo poco) anni ’80. Scelta discutibile che ricorre più o meno in tutte le tracce. La sensazione è quella che il rock prevalga sempre di più sul punk e questa sembra che sia una scelta totalmente cosciente della band.
La super allegrotta “Rebels”, il penultimo pezzo già uscito come singolo nel 2017 insieme al primo, è l’esplicitazione riassuntiva del tutto ed è perfetta per diventare una buona colonna sonora per questo inizio primavera. La mia preferita dell’EP, se non si è capito.

Come traccia conclusiva troviamo proprio “Sky Tigers” che, oltre a dare il nome all’EP, ci mette di fronte all’incredibile verità che l’alcol e le sigarette fanno male alla salute, ma benissimo alla voce.
Nel background di questo ultimo pezzo inizia a sentirsi una voce maschile: è il solenne discorso all’umanità di Charlie Chaplin nel suo film del 1940 “Il grande dittatore”. Il poggiarsi del monologo sulla canzone è veramente da pelle d’oca. Una degna conclusione e risposta a quella frase provocatoria pronunciata durante il discorso da Chaplin, ovvero “We think too much and feel too little”. E se l’umanità ha davvero bisogno di anteporre il sentire al pensare , quale modo meglio di questo?

Abbiamo a che fare complessivamente con dei piacevoli e scorrevoli brani, dal sound meno aggressivo e più adulto, sicuramente con un eccessivo protagonismo delle chitarre che sostituirei volentieri con una batteria dalla ritmica meno delicata.
Un anno fa, direzione Groezrock: 18 ore di viaggio, zero ore di sonno, incastrati come nel tetris in sei in una multipla e li ho mancati per un soffio. Il karma, però, mi ha ricompensato con due nuove date in Italia a giugno.
Bentornati RCR, ci vediamo a Livorno.


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