A STAR IS BORN
Federico Marcovecchio - Ottobre 18, 2018
A Star is born, Bradley Cooper e Lady Gaga. Potremmo finire qua di raccontarcela.
Abbiamo ripreso la nostra stagione al Postmodernissimo con un film che con molta probabilità sarà uno dei protagonisti nella prossima Awards season (facciamo un po’ gli esosi va’).
In realtà diciamo che il canovaccio non è proprio dei più freschi, contando che siamo al terzo remake della pellicola del ’37. La sfida non era semplice (alcune versioni precedenti sono considerate vere e proprie pietre miliari) ma Bradley Cooper, per la prima volta alla regia, ci ha visto bene e ha puntato su una storia che ha il potere di entrare nel cuore degli spettatori di ogni epoca; ma non è solo questa la potente attrattiva del film, in questo caso chi fa veramente breccia nel corazon sono i due protagonisti che occupano lo schermo ogni secondo. E di loro dobbiamo parlare.

Lady Gaga:
Ragazzi, che carisma magnetico ha questa donna, oltre che ovviamente la bellezza, la voce e il talento. La conosciamo bene, è la regina degli eccessi, l’erede conclamata di Madonna; è una diva e basta. E ora, dopo già qualche tentativo, si afferma nella mondo della settima arte, con un ruolo da protagonista che le permette di esprimere tutta se stessa. Quello che andrete a vedere è un’ulteriore dimostrazione del suo essere una fuoriclasse. Assisterete a una donna, Ally, che diventa una celebrità grazie all’incontro con la famosa country-rockstar, Jackson Maine. In realtà già dalle prime scene in cui appare Gaga vi renderete conto del mostro da palcoscenico che avete davanti. Il personaggio di Ally e il suo percorso rispecchiano benissimo quelle che noi conosciamo come Lady Gaga e Joanne. Non a caso questa performance si inserisce bene nel percorso artistico della stessa Gaga che si è messa a nudo per la prima volta nel 2016 con l’ultimo album, Joanne, appunto. E come esprimeva molto di più, per chi scrive, la cantante dell’intima Million Reasons che non quella di Bad Romance (o dei suoi millemila successi pop), così la vera Allie che buca lo schermo e ti ipnotizza è quella che sale sul palco senza trucco e canta Shallow con il suo Jack.
Lady Gaga ha tanto talento e “something to say”. Ora si è aperta la strada dentro Hollywood e, ad occhio e croce, diventerà una diva pure lì. Basta solo vedere come è approdata al Festival di Venezia.

Bradley Cooper:
Un attore con una lunga carriera alle spalle prima o poi deve fare il salto e passare dietro la macchina da presa. Cooper l’ha fatto e ci è riuscito bene. La vera sfida era nel gestire due protagonisti di tale calibro e proprio questo è ciò che gli riesce meglio. Allie e Jack hanno il loro spazio e la tenerezza con cui lui si mette da parte per far emergere lei è commovente. In realtà, però, inaspettatamente l’ago della bilancia della sceneggiatura pende più verso Jack, la star alla deriva, l’uomo perso, forte e fragile, in cerca di redenzione e di amore, di verità su stesso e sul proprio passato. Questo artista stanco e pieno di fantasmi ma eterno amante del talento – e quindi di Allie – vibra con passione nella storia senza mai mettere in ombra la stella che sta facendo nascere, ma accompagnandola e amandola fino alla fine.
Questo è il valore aggiunto di Bradley Cooper, che ci offre un’interpretazione emozionale ma calibrata, e una regia capace di trovare la propria cifra.
Un ultima nota riguardo alle canzoni. Sono parte integrante della sceneggiatura e in essa trovano il loro rilievo, non tanto per la qualità musicale ma per i due interpreti che le vivono sulla pelle, mostrando la musica che scorre nelle loro vene.
A Star is born è il vero romance musical di quest’anno che sarà un successo (lo è già stato negli Usa) e rimarrà tale, insieme alle lacrime che gli animi sensibili avranno lasciato nelle sale.
Portatevi i fazzoletti, che vi serviranno (o serviranno a chi vi sta accanto). E già che ci siamo finiamo con la citazione ad effetto.
“Music is essentially 12 notes between any octave.
Twelve notes, and the octave repeats. It’s the same story, told over and over, forever.
All any artist can offer the world is how they see those 12 notes.”
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