VIBES SPEAK VOLUMES | INTERVISTA
Roberto Bondi - Novembre 13, 2018
“Come ti è venuto in mente di fare post-rock?”. Chiedo sempre questo a Tommaso, chitarrista dei Vibes Speaks Volumes, gruppo post-rock di Bastia Umbra (l’altro membro è Gennaro, batterista). La mia perplessità si risveglia ogniqualvolta lo vado ad ascoltare nei tanti circoli sparsi nella zona, chiedendomi se non preferirebbe magari suonare in un locale come l’Urban e l’Afterlife, in grado di accogliere anche più gente, suonando un genere più accessibile alla gente. Ma i miei dubbi svaniscono appena inizia a suonare. Ho iniziato ad ascoltare questo genere proprio grazie a lui, e sempre rimango estasiato dall’incredibile combinazione di sentimenti ed emozioni che la sua musica porta con sé. Sentendoli dal vivo, con il loro post-rock tipo Explosions In The Sky (caratterizzato da vere e proprie “esplosioni” di chitarre abrasive e lancinanti eseguite sopra un magnifico tappeto sonoro), ci si sente come intrappolati in una sorta di “trance” dal quale ci si risveglia con piacevoli sensazioni; considerando poi che sono solo in due, e che questo genere richiede innumerevoli effetti, non posso fare altro che ammirare l’esecuzione dei loro brani.

I Vibes Speak Volume sono usciti da poco con un nuovo brano – “Rebellion” – e tra poco pubblicheranno anche un nuovo Ep. Preso dalla curiosità ho deciso, dopo averli incontrati, di fargli alcune domande.
– Come vi è venuto in mente di fare post rock in un periodo in cui ci sono soprattutto artisti alternative-indie rock?
– Il progetto Vibes Speak Volumes è partito con l’idea e l’esigenza di comporre e suonare facendo un tipo di musica che piaccia prima di tutto a noi. Dato che questo tipo di musica strumentale riesce a racchiudere un po’ tutte le nostre esigenze artistiche quali, ad esempio, il poter mettere all’interno di una stessa canzone parti molto lente e calme alternate a parti decisamente più incalzanti con chitarre distorte, o il fatto che le nostre canzoni possano funzionare anche senza l’ausilio di una linea melodica vocale. Diciamo che tutti questi elementi hannp reso possibile qusta scelta musicale e l’instaurarsi del progetto.
– Come convinceresti un musicista a fare post-rock?
– Be’ non sarebbe facile dato che per un chitarrista o bassista fare un genere simile equivale ad acquistare un buon numero di effetti a pedale. Però diciamo che se ricerchi un tipo di musica che possa essere utilizzata sia come sottofondo, sia come ricerca di calma o spensieratezza, o anche per evadere e fare bei lunghi viaggi interiori, allora può essere un input per iniziare a fare musica di questo tipo. Che poi ci sarebbe da dilungarsi dato che nell’ambito “post” ci sono tante sfaccettature. Si può fare musica un po’ più pesante o dirigersi verso sonorità più ambient come i Sigur Ròs, o i Mùm. Quindi diciamo che dipende anche dal tipo di esigenza interiore.
– Cosa trasmettono le vostre canzoni?
– Il bello della musica strumentale è che è molto soggetta all’interpretazione, quindi ogni ascoltatore può “sentire” cose diverse. Noi personalmente suonando i nostri pezzi cerchiamo parecchie sensazioni: energia, grinta, calma. Potremmo riassumere dicendo che cerchiamo di creare una sorta di colonna sonora ai momenti di vita quotidiani. Però ecco, magari qualcuno che viene a sentirci può pensarla diversamente e “sentirci”, appunto, dell’altro
– Qualche informazione riguardo il vostro Ep in uscita?
– Venerdì è uscito il nostro primo singolo “Rebellion” estratto dal nostro Ep in uscita a breve sia in digitale che in copia fisica. Le 5 tracce dell’Ep sono state prodotte da Marco Sensi (Piccio Production) e diciamo che potrebbe essere considerato sotto alcuni aspetti una sorta di mini concept album.
Leggi altre interviste direttamente dall’apposita sezione del nostro Magazine.