LORO 1

- Aprile 29, 2018

In questo cosiddetto “dittico su Berlusconi” risultano subito chiari gli intenti di Sorrentino dall’esergo in apertura: «Tutto documentato, tutto arbitrario». Questa affermazione di Giorgio Manganelli ci introduce alla visione di Loro 1, attraversandolo costantemente.

Raccontare l’Italia dei Loro, di quelli che contano, quell’Italia già in qualche modo presente nel pluripremiato La Grande bellezza, quella corrotta, assettata, insaziabile di potere economico e politico. Ma in questo caso ci troviamo immersi nella spirale di potere all’insegna della corruzione sessuale, che avviene a ritmo di bunga bunga e, dato il protagonista, non poteva essere altrimenti. Tuttavia diventa presto palese che non si ha a che fare con un biopic su Berlusconi, anzi ci troviamo quanto mai più lontani da questo genere. Tant’è che, in questo primo atto, B. appare solo nell’ultima parte, mentre prima per lo più assistiamo al mondo orgiastico che gli ruota attorno, tra cui emerge come protagonista l’imprenditore (oggi condannato) Gianpaolo Tarantini, diventato Sergio Morra nel film (Riccardo Scamarcio).

È assente ogni riferimento esplicito a nomi e situazioni, lasciate intuire alla perspicacia di chi guarda. Loro in questo differisce completamente da Il divo di dieci anni fa, il film su Andreotti in cui riferimenti e personaggi erano spiegati e sottotitolati, rendendone più semplice la ricostruzione storica. Tuttavia, già in quel caso la realtà si confondeva con la caricatura grottesca, soprattutto nella figura Andreotti che, nonostante veniva ritratto nella sua fase buia di decadenza, rimaneva sempre un politico a tutti gli effetti. Qui invece, nonostante capiamo bene in che Italia ci troviamo, tutti indossano la maschera del grottesco, del ridicolo e dell’allegoria. Tutto è documentato ma tutto è arbitrario. E Sorrentino te lo spiattella in faccia, con i suoi barocchismi frenetici, cosicché la Loro Italia diventa subito realtà, più di quanto prima ti saresti immaginato.

Così la prima ora procede tra imprenditori e ministri che incarnano il male assoluto nelle loro professioni. Ma loro sono solo satelliti ruotanti attorno all’ineffabile Lui, verso il quale aumenta sempre più l’attesa di vederlo apparire sullo schermo, fomentandone l’aurea misticamente terrena. Dopo un’ora di eccessi e di dionisiaco estetizzante, tra droga ed escort, sublimatasi nel climax della festa nella villa in Sardegna, il film cambia registro e entra in scena Silvio.

Senza spoilerare nulla, quest’ultima parte fa da preludio a Loro 2 entrando nella relazione tra B. e sua moglie Veronica Lario, donna che ci viene presentata come una prigioniera delle sue lussuose e immense mura domestiche. Da quando appare Berlusconi, Sorrentino cambia marcia e va in quinta, fa tre salti avanti grazie anche Servillo, che non smentisce mai la sua immensa bravura. Il problema è che Silvio, il vero Silvio, è già una caricatura di sé: bravo dunque è Sorrentino a non renderlo ancora più ridicolo, ma a presentarlo con una satirica intelligenza. Infatti, dopo una lunga e quasi-mistica attesa, conosciamo un umanissimo B., quasi ingenuo, che si riposa nel suo paradisiaco microcosmo, personaggio di se stesso, avvolto nel mondo che ha costruito (non importa come) e con cui è diventato un tutt’uno inscindibile. Insomma, ci fa quasi tenerezza. Quasi, ovviamente, dato che prima abbiamo assaggiato e vissuto quel mondo che gli ruota attorno e che ci fa schifo.

Confesso che non sono un sorrentiniano della prima ora, non simpatizzo troppo per il sempre più cantore felliniano della (loro) Dolce vita; tuttavia è evidente che l’intelligenza cinematografica di questo regista aumenta a vista d’occhio, diventando ancora più notevole e apprezzabile. Questo Loro 1 lo dimostra chiaramente.

Appuntamento tra due settimane per Loro 2, sempre al Postmodernissimo.


Commenti

Lascia un commento

La tua mail non sarà visibile. I campi contrassegnati sono obbligatori *


Radio Cult

Background