I Giocattoli | INTERVISTA
Roberto Bondi - Maggio 15, 2018
Il nostro Roberto ha fatto due chiacchiere con I Giocattoli, in occasione in occasione del loro live all’Antifestival Preview a Trevi.
ROBERTO: Come mai avete scelto come nome della vostra band “I Giocattoli”?
DUILIO: I Giocattoli nasce per due motivi, sia perchè inizialmente quando facevamo cover spesso utilizzavamo strumenti giocattolo come lo xilofono, tipo quello per bambini, o l’ukulele, e sia perchè ci piaceva molto il significato contrastante del giocattolo, ovvero educare divertendo. Questo piccolo contrasto noi cerchiamo di inserirlo all’interno delle nostre canzoni, mescolando testi malinconici e riflessivi a musiche un po’ più dinamiche. Per questo abbiamo scelto il nome “I Giocattoli”, e anche perchè ci piaceva come suonava.
ROBERTO: Bene, ora passiamo al vostro primo lavoro. L’album si chiama “Machepretendi”. Perché avete scelto questo titolo? E cosa vi ha portato a scegliere una copertina con un’immagine abbastanza d’impatto?
DUILIO: Ce ne sarebbe da parlare fino a domani, ma cercherò di essere breve. “Ma che pretendi” perché, essendo il nostro primo album ed essendo nati solo da un anno, non avevamo nessuna pretesa nè chissà quale aspettativa dall’uscita dell’album e nella sua riuscita. “Machepretendi” deriva da questo, e anche dalla canzone “Sulla neve”, anche se non è nel disco. La copertina col bambino che fuma riporta sempra al “ma che pretendi?”, del tipo che spesso, anche ora nel 2018, ci sono situazioni nel mondo non vicine a noi che ci sfuggono di mano, come il Terzo mondo, ma anche nei quartieri più malfamati delle nostre città, come anche Palermo, in cui spesso le cose finiscono fuori dal controllo dei genitori; un altro esempio sono i Sozaboy. “I Sozaboy” è un libro di Ken Saro-Wiwa che parla dei bambini soldato, e quindi come un bambino può ritrovarsi soldato puoi trovare anche un bambino a fumare in un determinato quartiere, e sono cose su cui non si ha controllo. È da qui che nasce la nostra copertina e dal fatto che comunque anche la nostra musica nasce fuori controllo.
ROBERTO: Ora vorrei parlare delle vostre tematiche e delle vostre sonorità. Io personalmente ci ho sentito l’influenza dei Alt-J e dei Gorillaz, soprattutto nel brano “Nonostante noi”.
DUILIO: In realtà l’influenza maggiore, per quanto riguarda la musica, è stata la New Wave, tipo The Cure e Talking heads. Proprio in “Astronauta” abbiamo fatto un omaggio ai The Cure, non so se avete presente “Close to me”, che inizia con un giro di batteria simile al nostro pezzo, e abbiamo deciso di omaggiarli così. Per quanto riguarda le tematiche, in realtà, perlopiù scrivo io i testi, in base a quello che mi capita nella vita o che mi è capitato, e spesso mi accade involontariamente di inserire citazioni cinematografiche perchè essendo da sempre un appassionato del cinema, vedi ad esempio “Bill Murray”, viene spontaneo inserire determinate similitudini e metafore.
ROBERTO: Bene, vado con l’ultima domanda, che è più una curiosità mia. Com’è la scena musicale a Palermo?
DUILIO: La scena musicale di Palermo è viva, ci sono talenti incredibili come i Dimartino, Nicolò Carnesi, La Rappresentante di Lista e tanti altri. Il problema è che da noi purtroppo emergere è molto più complesso perché è come se fossimo uno stato a sè. Infatti stiamo anche noi pensando di trasferirci un domani in un’altra città. Noi siamo riusciti a emergere perché il nome ha iniziato a girare sui social, grazie al fatto che siamo stati su varie radio tra cui anche Radio Deejay. Però al tempo stesso se noi avessimo iniziato senza nessun aiuto promozionale di questo tipo, riuscire a fare un tour del genere sarebbe stato praticamente impossibile.