Mad Cool Festival 2018 | LIVE REPORT
Jacopo Faraghini - Luglio 30, 2018
Frenetico.
Il primo aggettivo che mi viene in mente pensando al Mad Cool è frenetico.
Una frenesia che ti fa girare incessantemente fra molteplici palchi senza farti sentire la stanchezza.
Il primo giorno arriviamo all’ingresso del festival carichi di euforia e aspettative, consci del fatto che da lì a poco avremmo assistito ad una serie di concerti epici. La line up infatti comprende gruppi del calibro di Pearl Jam, Jack White, Arctic Monkeys, QOTSA, Depeche Mode, Nine Inch Nails e molti altri.
Appena entrati la sensazione è univoca: siamo di fronte ad una area gigantesca allestita alla perfezione, con 4 palchi giganteschi ed altri 3 all’interno degli hangar. Inoltre campeggiano delle installazioni fighissime, come una mano gigante che esce dal terreno e spreme un tubetto di tempera e dei container impilati e dipinti.
L’euforia aumenta, i concerti iniziano e ci affrettiamo a prendere una birra e dei posti buoni per ogni concerto.
Termina il primo giorno, dopo aver visto Pearl Jam, Tame Impala e Justice, per citarne alcuni. Torniamo in appartamento senza sentire più i piedi ma pienamente appagati dalla serata; il mood prosegue il giorno seguente, con At The Drive In, Arctic Monkeys e Jack White (praticamente ero lì all’80% per vedere lui) a fare da sottofondo ad un’altra giornata memorabile. Poche soste per riuscire a stare dietro a tutto il carnet di concerti, giusto una pausa burrito (vegano e buonissimo, dopo ne parleremo) e calimocho per il sottoscritto; la giornata termina con la delusione Massive Attack, avendo annullato l’esibizione per “problemi tecnici” (diatribe col concerto dei Franz Ferdinand a 300 mt, non staremo qui a parlarne) ma comunque estremamente soddisfatti pure di questa giornata di festival.
L’ultimo giorno si presenta come il più impegnativo, dovendo affrontare il pogo dei Queens of the Stone Age e dei Nine Inch Nails ed un volo alle 5 del mattino con annessa attesa fino alle 19 del giorno seguente (sì, abbiamo fatto un po’ di casino nell’organizzarci); partiamo semi blandi con il concerto dei Wolf Alice e annessa birretta da 0,75 cl e ci godiamo la gran voce di questa ragazza. Poi stravaccati sul pratino sintetico ci godiamo Rag’N’Bone Man prima e Jack Johnson poi, in attesa dei due concerti impegnativi intervallati dai Depeche Mode.
Giungiamo alle 3 del mattino privi di energie e con estrema difficoltà riusciamo a prendere un taxi per arrivare in aeroporto eludendo circa 1 km di fila (non smetterò mai di ringraziare il poliziotto che ci ha fatto saltare la fila chiamandoci un altro taxi, sennò stavamo ancora lì ad aspettare), ci sediamo nella sala d’attesa del gate e ci prepariamo al ritorno.
Ci lasciamo alle spalle un’esperienza fantastica che molto probabilmente ripeteremo e che consigliamo a tutti; un encomio va all’organizzazione del Mad Cool, perfetto in tutto, soprattutto nel cibo. In situazioni temporanee come un festival non è facile trovare scelta ampia se sei vegetariano/vegano o a maggior ragione celiaco, qui invece ce n’era per tutti, quindi chapeau.
Andate al Mad Cool, è figo.










