Strabismi Festival | Intervista al direttore artistico

- Maggio 17, 2018

Strabismi Festival sta per tornare anche quest’anno.
In questa quarta edizione, che si svolgerà tra Foligno, Cannara ed Assisi nell’arco di tempo che va dal 25 maggio all’8 giugno, troviamo una programmazione trasversale ed eterogenea (dal teatro alla danza, da incontri con registi a concerti e proiezioni di film), in grado di avvicinare appassionati del settore, ma anche persone semplicemente incuriosite dall’orizzonte artistico, che avranno così modo di incontrarsi e confrontarsi con questo mondo.

Punto focale del festival è, come sempre, il protagonismo delle giovani compagnie teatrali, che in questa realtà artistica trovano sostegno e promozione (come dimostrato dall’inserimento nel programma di quest’anno dello spettacolo vincitore della scorsa edizione).
Mi sono confrontata un po’ con il direttore artistico Alessandro Sesti che ci spiega meglio cos’è Strabismi Festival:

Vorrei cominciare con una domanda spinta da una pura curiosità: come mai avete deciso di chiamare il vostro festival in questo modo? A cosa rimanda il termine “strabismi” all’interno del mondo artistico?

Anzitutto è un nome che, proprio come il festival, nasce dall’incontro di due realtà teatrali: la Compagnia SMG e Il Giardino delle Utopie.
L’arte teatrale ha innumerevoli sfumature e della nostra diversa interpretazione di esse abbiamo cercato di fare il nostro punto di forza. Per condividere nel dettaglio cosa intendiamo per Strabismi, ti rimando a quella che abbiamo scelto come definizione dopo giorni e giorni di sudati tentativi:

“Ogni occhio nello strabismo ha un suo asse visivo. Proprio come la nostra singola interpretazione del teatro.”

Quello che cerchiamo è l’incontro di questi assi. Ma questa deviazione degli assi visivi può portare alla perdita di un importante indizio di profondità.

Quella che cerchiamo è la profondità dietro un progetto. Un lavoro di ricerca che abbia una chiara messa a fuoco.

In un periodo come questo, in cui essere nel mondo del teatro (e dell’arte in generale) non è assolutamente una passeggiata, festival del genere sono fondamentali per chi crede nell’importanza dell’incontro artistico. Qual è stata la motivazione che vi ha spinto a creare Strabismi Festival e quali difficoltà si possono presentare nel portare avanti progetti come questo?

Abbiamo creato Strabismi per sostenere le compagnie teatrali proprio come le nostre: le giovani compagnie emergenti del panorama italiano. Sia chiaro che per “giovani” ed “emergenti” non intendiamo questa moda italiana dell’under 35, ma semplicemente quelle realtà teatrali che non hanno ancora avuto modo di mostrare le proprie creazioni in un contesto professionale, osservate da operatori e critici.

Purtroppo per le compagnie indipendenti è assai complicato riuscire ad arrivare ad una possibilità di produzione consistente e dunque spesso ci si ritrova ad “autoprodurre” questi lavori.

Strabismi cerca di contribuire in questo sostenendo, attraverso una rete creata negli anni, il processo di creazione degli spettacoli, garantendo settimane di prove in teatri nostri partner e un debutto nel cartellone del festival dell’anno successivo.

Le principali difficoltà che incontriamo sono quelle economiche ed il sostegno da parte delle istituzioni; ti basti pensare che ci sono arrivate proposte di collaborazione da altre regioni, da altri festival, da teatri di altre città e sul nostro territorio invece tutto sembra tacere.

Per farti rendere conto della situazione ti faccio un esempio: quest’anno c’è stata una piccola polemica riguardo i finanziamenti che un festival cittadino ha ricevuto. Parliamo di una cifra davvero ridicola per la mole di persone coinvolte e il lavoro che questo festival genera.
Ecco, per farti capire il “sostegno” che riceviamo, ti basti pensare che nonostante in un anno di programmazione abbiamo intuito e programmato attività e spettacoli con ben sei premi Ubu (uno dei più prestigiosi riconoscimenti per il teatro italiano), abbiamo ricevuto un sesto di quanto il comune di Foligno ha dato al festival che citavo prima.

Nonostante ciò noi andiamo avanti e anzi, posso già anticiparti che ci sono delle nuove collaborazioni interregionali che stiamo tenendo in caldo per il prossimo anno.

Parliamo un po’ di come verranno strutturate queste giornate: dove e quando si esibiranno le compagnie selezionate quest’anno e quali eventi accompagneranno i loro spettacoli?

Abbiamo strutturato un cartellone che si dividerà in due parti:

La prima sarà una serie di appuntamenti divisi fra Cannara e Foligno; inizieremo da Massimiliano Civica con la sua lezione/spettacolo su Eduardo De Filippo, che sarà seguita dalla proiezione di “Napoli Milionaria” (l’opera in tre atti ripresa nel 1965, non il film); poi sarà il momento del vincitore di Strabismi 2017, il duo Vicari – Aloisio (evento in collaborazione con il Ciac di Foligno). A seguire Ortika ci donerà il suo tributo a Amy Winehouse (evento in collaborazione con Formato Ridotto Live). Il Nano Egidio con il suo folle teatro di figura ci riporterà a Cannara e chiuderà la prima parte la proiezione di “Zelig” presso il Supercinema Clarici (evento in collaborazione con Uscite di Emergenza); piccola curiosità, il film in questione è stato scelto da Ivan Talarico il quale a seguire, presso l’Officina 34 Retroscena, presenterà il suo concerto-spettacolo “Il mio occhio destro ha un aspetto sinistro”.

La seconda parte, invece, è dedicata alle compagnie selezionate attraverso il bando nazionale.

Quattro giovani realtà presenteranno il proprio studio in corso, senza limiti di tempo (crediamo che l’arte non possa stare in tempistiche prestabilite, ma proprio nella fase di creazione ci sia massima libertà) e si confronteranno successivamente con operatori e critici per un approfondimento sui loro lavori.

Chiuderà il festival di quest’anno Roberto Latini con il suo “Cantico dei Cantici”, l’8 giugno ad Assisi presso il Piccolo Teatro degli Instabili di Fulvia Angeletti. Un piccolo regalo che portiamo in esclusiva Umbra.

In questi anni Strabismi Festival ha avuto il suo importante seguito; posso immaginare che la sua struttura si sia modificata anche in conformità alla risposta che ha avuto nelle precedenti edizioni: qual è il pubblico a cui questo festival si vuole indirizzare e, soprattutto, quale rapporto vuole creare con gli spettatori?

Sì, il festival negli anni si è trasformato sicuramente, ma non solamente a “causa” o “per” il pubblico. Questo è il frutto di una costante ricerca non solo artistica, ma anche tecnica e professionale, per dimostrarsi di anno in anno all’altezza delle programmazioni del panorama italiano.

Fin dalla prima edizione abbiamo avuto un punto fisso riguardo alla scelta degli spettacoli, ovvero creare un giusto equilibrio tra lavori più sperimentali ed altri più classici. Questo per poter riavvicinare il pubblico al teatro.

Non vogliamo dire che la gente non va a teatro, ma chi ci va sono in gran percentuale gli addetti ai lavori, ecco, noi abbiamo improntato la nostra programmazione in maniera da avvicinare i cittadini che di teatro non si sono mai interessati, unendo proiezioni, concerti, danza e spettacoli teatrali.

Partendo inizialmente da Foligno, quest’anno troviamo coinvolte anche altre realtà locali, come il Teatro degli Instabili di Assisi e il Teatro Thesorieri di Cannara. Questo fa sì che il festival risulti, in qualche modo, itinerante e crei una rete artistica non fossilizzata in un unico spazio territoriale. Quanto è importante disseminarsi in un territorio raccolto come quello umbro?

È fondamentale, l’Umbria è per conformazione una regione particolarmente “chiusa”; uscire prima di tutto da Foligno ci ha fatto conoscere persone che intendono il teatro proprio come noi, che pongono alla base di tutto la collaborazione e che vogliono crescere per offrire delle programmazioni sempre più ricche ai cittadini.

Abbiamo deciso di guardarci intorno proprio per non fossilizzarci sulla nostra idea, per contaminarci e vivere di nuova linfa. È un rischio che si corre quando ci si chiude nella propria realtà, si rischia di credere che sia l’unica giusta e non ci si mette più in discussione.

Per noi la bellezza e la fortuna di aver incontrato queste nuove realtà è anche nello scoprire nuovi tipi di pubblico, diversi da quello folignate e di volta in volta questo ti porta ad ascoltare le esigenze del territorio in cui operi e non chiuderti in scelte a priori.

Nel programma sono inseriti molti eventi che nascono da incontri con realtà locali e nazionali (Torino Fringe Festival). Come sono nate queste collaborazioni?

Queste collaborazioni sono nate in maniera naturale, semplicemente parlando, condividendo uno scambio di idee rispetto alla situazione teatrale italiana e riguardo alle compagnie indipendenti.

Torino è stato il primo, ora si è aggiunto il teatro di Apecchio (Marche) e non ci fermiamo certo qui, vogliamo che Strabismi diventi una rete tra teatri e festival d’Italia.

C’è un festival a cui vi siete ispirati?

In realtà no. Ci sono molti festival in giro per l’Italia, ne abbiamo frequentati molti nel ruolo di artisti con la nostra compagnia, molti come spettatori, e sono sicuro che abbiamo preso un po’ da tutti, tuttavia non c’è un vero e proprio punto di riferimento.

Diciamo solo che abbiamo creato il festival dei nostri sogni, quello dove avremmo voluto esser chiamati come compagnia teatrale.


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