Chroma Festival | Giorno 3

- Giugno 12, 2018

Quando ci ritroviamo immersi in eventi piacevoli il cervello è stimolato a produrre dopamina, come conseguenza il nostro orologio interno accelera e ci fa sembrare più breve il tempo trascorso. Così anch’io – fra le birre, le chiacchiere, le band, le dirette radio e qualche intervista – ho visto scivolare in un istante e senza averne percezione, il mio tempo trascorso al Chroma Festival: l’evento organizzato a Bastia Umbra dall’Associazione Culturale Chroma e giunto – domenica – alla sua terza ed ultima giornata.

Sarà stato il sole, le bancarelle e le installazioni varie che riempivano gli spazi verdi di Borgo Primo Maggio; l’atmosfera che si è creata e le band che hanno suonato senza deludere le aspettative; o più semplicemente la gioia che ho provato quando il mio naso mi ha risparmiato da quello che sarebbe stato l’ennesimo attacco allergico di questa ridente primavera. Non saprei, ma tornando in macchina a fine festival mi sono sentito felice (diciamo “soddisfatto” dai, senza stare a scomodare la felicità). Partiamo però dal principio.

Se nei primi due giorni di festival avevamo assistito ad una line-up di tutto rispetto (Dario Rossi; A Toys Orchestra; tutta la banda della JAP Records con i vari JM, Eezu, Monkey OneCanObey; I Am A Man; Momi; Puscibaua; Zero Call; Dead Poets Society); per la serata conclusiva i ragazzi del Chroma hanno ben pensato di chiudere le danze con suoni e band proveniente un po’ da tutta l’Umbria, nel tentativo di non abbassare la qualità del cartellone. Un tentativo coraggioso e riuscito egregiamente.

Il palco principale, l’Ichnusa Stage, apre i battenti alle 20 e il primo artista a salire ha già del sorprendente. MY GIRL IS RETRO, il progetto di Carlo Cianetti, che dopo aver pubblicato lo scorso febbraio il suo bellissimo primo EP (“Bordopiscina”, autoprodotto), si sta cimentando in una tournée estiva niente male che lo vedrà suonare per i palchi umbri e non soltanto. Si rimane affascinati dalla qualità di un suono che rimanda molto al nuovo filone pop che sta emergendo dalla scena indipendente italiana. Allo stesso tempo però non c’è banalità, ma anzi ci sono prodezze liriche e giochi di parole che sanno evocare immagini forti e sorprendenti se ricollegati alla penna del diciannovenne Cianetti. Il ragazzo regge il palco con disinvoltura, con accenni di imbarazzo che emergono solo nel silenzio fra una canzone e l’altra e che spariscono, senza lasciare traccia, alla prima pennata di chitarra. Per me è la grande scoperta di serata.

Al cambio di band e di suoni, spazio ai Lstcat e alle loro derive elettriche. Freschi di nuovo disco (“Shapes”, autoprodotto) la band umbra sale sul palco per un’abbondante mezz’ora di grande impatto. Un muro del suono impressionante grazie alla loro formazione – tastiera, chitarra, basso/violino, batteria – che si muove fra i vari generi musicali (a volte anche contrastanti fra loro) contenuti in “Shapes”: c’è la radice rock grezza, accenni di prog, le chitarre acustiche che si sostituiscono alle elettriche e c’è un cantato che attira e allontana l’ascoltatore. Nel complesso lo spettacolo è piacevole e i Lstcat danno la sensazione di aver posto solide basi per migliorare ed evolvere la propria, già originale, produzione artistica.

A spaccare il momento di serietà sale sul palco Il Pinguino Imperatore: scarica elettrica e presenza scenica che sa quasi di teatralità; testi critici, polemici, irriverenti, che riescono a stappare un sorriso anche all’ascoltatore più esigente. Il riscaldamento perfetto prima della band più attesa della serata.

In conclusione della line-up ci sono infatti I Cieli di Turner: Francesco Tordo (sintetizzatore, voce), Edoardo Montagnoli (chitarra) e Alessandro Agneletti (batteria). Un nome che non suonerà di certo nuovo agli intenditori della scena musicale umbra, presenza ormai fissa all’interno dei principali festival in zona . Dopo aver pubblicato il disco “Opera Viva” (autoprodotto) lo scorso gennaio, I Cieli non si sono più fermati e finito il tour invernale sono subito ripartiti con altre date estive per il paese. Il livello è alto e con questo ultimo lavoro sembrano essere riusciti a fare un salto di qualità che rende la resa dei loro live più che mai coinvolgente. Il pubblico si ammassa attorno al palco e sfilano velocemente tutti i pezzi di “Opera Nuova“, senza appesantire, anzi aumentando l’interesse per una band che sembra ormai molto vicina, per qualità sul palco e inventiva, al punto di svolta.

Spente le luci torna la normalità. Musicisti, tecnici e stampa si fanno silenziosi e si apprestano a smontare le loro postazioni. La polizia passa per l’ennesimo controllo sui volumi e i permessi, in fondo è domenica sera e domani ricomincia la vita (quella vera). Il finale è agrodolce ma nel complesso per i ragazzi del Chroma c’è da stare allegri. Il festival chiude i battenti dopo una tre giorni positiva sotto tutti i punti di vista – anche a livello di pubblico – che ripaga le enormi fatiche di chi tra conti da far tornare, burocrazia e permessi vari, continua a sudare per la musica dal vivo. C’è solo da ringraziare.

Foto: Amedeo Martorelli

Visita la sezione live report del Magazine di Radio Cult o leggi altri articoli di Giovanni Anderlini.


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