LORO 2

- Maggio 14, 2018

Ritorno in sala per Loro 2, neanche il tempo di digerire Loro 1 (qui la recensione). Il primo atto inaspettatamente mi aveva entusiasmato in modo particolare e quella mezz’ora con Berlusconi/Servillo era sembrata un perfetto preludio all’atto finale. In altre parole, sono tornato in sala con alte aspettative. Ora Lui è perennemente al centro della scena e la prospettiva è la stessa che si intravedeva nel primo atto: il protagonista è un Silvio che si gongola nell’impero che ha costruito, un Silvio imprenditore, marito ed eterno amante delle “belle ragazze”; si ha davanti però anche un Silvio invecchiato, provato dalle accuse degli avversari e in piena crisi matrimoniale. Lui, che si ritiene semplicemente una persona pragmatica e vitale, un venditore che ha a cuore più di ogni altro i suoi clienti, ovvero gli italiani, non capisce perché nessuno lo comprende. Questa maschera è il suo personaggio e non rivela nient’altro al di sotto di sé, neanche alla moglie Veronica.

Loro 2 sta quasi tutto in questo ritratto, abbellito da pennellate di estetismo e decadentismo sorrentiniano. Alcuni dialoghi sono geniali, frizzanti e destinati a rimanere impressi (soprattutto nella prima parte del film); nel complesso dell’opera, però, il rischio di essere ridondante è dietro l’angolo. Forse perché mi aspettavo di più, illudendomi di trovare un maggior affondo nella dimensione politico-sociale del personaggio e del paese di cui guida il governo. Invece, per lo più si rimane nella sua villa in Sardegna, nel microcosmo perfetto da cui dirige il suo impero. In questo ritratto farsesco Sorrentino sceglie di inserire solo un riferimento specifico ed esplicito circa le vicende italiane, forse il più drammatico, per cui vi rimandiamo alla visione del film. L’effetto chiaroscurale che ne emerge è tragico: si tocca con poche scene la pelle degli italiani (quelli veri) e si apre l’unico scorcio in tutto il dittico sull’Italia reale. Eppure anche questa scelta è funzionale in qualche modo a sintetizzare perfettamente quella che potremmo definire l’essenza di Berlusconi che ci viene consegnata: essere un abilissimo venditore, che ha cuore i suoi clienti ed è generoso con essi. “Essere altruisti è il miglior modo per essere egoisti”.

Bisogna ammettere che il sipario su questa farsa berlusconiana si chiude in modo toccante e fa riflettere; tuttavia quell’ambizione di dare una descrizione dell’Italia ad ampio respiro, espressa da Sorrentino stesso in un’intervista, non si compie in modo completo e rimane appannata attorno al grottesco e bravissimo Silvio Servillo.

Lo trovate in programmazione al cinema Postmodernissimo.


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